
Livorno, 23 agosto 1876 - Firenze, 24 giugno 1945
Di modeste condizioni e rimasto assai presto orfano di padre, visse adattandosi ai mestieri più vari. Si fece strada in lui, via via, l'interesse per la pittura: pare che nei primi tempi si fosse dedicato a piccole marine e paesaggi su commissione di un mercante livornese, ma nulla è stato rintracciato di questa sua giovanile attività. In seguito precisò gli obiettivi del suo tirocinio, che compì senza seguire regolari corsi di studio, maturando i propri interessi culturali nella frequentazione dell'ambiente che si raccoglieva nello studio di Micheli a Livorno, nell'amicizia e nello scambio di pensiero con Modigliani, nei viaggi a Firenze nel corso dei quali non solo visitò gallerie e musei, ma soprattutto conobbe Fattori, del quale fu amico e fervente ammiratore. L'indipendenza rispetto alla tradizione della "macchia" e l'interesse per Böcklin e per le Secessioni europee, in particolare per le loro cadenze neocinquecentesche e, inoltre, per il gusto simbolista dell'ambiente che faceva capo a Nino Costa (negli ultimi suoi anni a Marina di Pisa) si rivelano nelle opere degli esordi: ' Au-tortratto, con il quale ottenne nel 1901 la prima ammissione alla Biennale di Venezia, e il Ritratto della moglie, che espose sempre alla Biennale nel 1903. Frutto dell'affermazione a Venezia furono le commissioni di ritratti degli anni seguenti. Dal 1908 abbandonò quasi completamente il ritratto e si dedicò alla pittura di interni e alla natura morta, fondendo il gusto per le stesure piatte di colore dei pittori francesi raccolti intorno alla "Revue Blan-che" (Bonnard, Vallotton) a una intensità plastica riconducibile a Fattori. Nel frattempo rallentava la sua partecipazione alle esposizioni e conduceva una vita sempre più appartata. Data al 1928 la ripresa delle manifestazioni pubbliche con una mostra alla Galleria Pesaro di Milano. Continuò in seguito la sua attività, soprattutto apprezzata e richiesta dai collezionisti d'arte toscani.
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